Siamo arrivati alla quarta categoria! Dopo la Gina, la Susanna, la Ginevra, eccoci alla Irene. Le Irene sono un po’ le Amelie 2.0, stralunate e per forza fuori dal coro, ma meno sognatrici della protagonista del famoso film. Da ragazzine erano emo, quindi sono rimaste un po’ tristi, oppure sono più solari e apprezzano la vita ma sempre in modo molto composto

FAMIGLIA e ADOLESCENZA

Irene nasce da una famiglia di stimati professionisti, spesso architetti, con casa in centro città. Al liceo frequenta il classico e già dà segni di volere essere diversa: strappa il logo al Moncler perché “fa cafone”, è impegnata politicamente (a sinistra ovviamente), legge libri russi e fuma le prime sigarette con grande serietà.

STILE

Irene veste praticamente solo di nero, abiti rigorosamente larghi ma con attenzione a tessuti e dettagli, spesso di brand ricercati, possibilmente etici e con una filosofia bel studiata. Zero fronzoli, zero stampe, zero capi femminili, tanto Margiela, Issey, Malloni. Ha sempre una borsa di tela, possibilmente di una mostra alla quale è andata (le altre borse sono di pelle, ma solo perché sono state acquistate già usate), tante t-shirt di concerti di gruppi indie ai quali ha presenziato solo lei (prima che la band in questione diventasse famosa, ovvio) e qualche pezzo vintage preso all’East Market di Milano.

Ha spesso dei tatuaggi molto concetto, non si trucca perché è una cosa da ragazze superficiali, i suoi occhiali sono vintage e costosissimi e spesso ha i capelli acconciati in un caschetto con frangetta, che taglia rigorosamente da sola. Si fa anche l’henné, perché non è artificiale e rafforza i capelli.

Ai piedi poche ma selezionatissime scarpe: Birkenstock in estate, Gazelle, Camper e Dr Martens in inverno.

Gli immancabili sempre con lei: il drum che rolla dalla mattina alla sera, il Mac sul quale lavora (?), una Moleskine nera per appuntarsi le cose e la borraccia perché ovviamente è plastic free.

Irene snobba le Gine, le Ginevre e pure le Susanne, perché si sente più superiore e cool di tutte loro.

STUDI E CARRIERA

Irene ha studiato architettura, oppure lettere, o ha frequentato il DAMS a Bologna. Poi un bel master al Politecnico in Lighting design, ma guai a chiedere quando si laurea perché nessuno lo può sapere.

Irene fa l’architetto, oppure lavora nella comunicazione, lavoro che ha raggiunto tramite conoscenze (ma non lo ammetterebbe nemmeno sotto tortura), in agenzia come copywriter, a teatro, o in minuscole realtà che fanno prodotti super di nicchia tipo fanzine che escono due volte l’anno e che costano 60 euro.  In alternativa fa la fotografa, rigorosamente freelance, o la grafica.

STILE DI VITA

Il fidanzato è molto simile a lei, asseconda la sua visione di vita wannabe radical chic, vivono in un appartamento piccolo ma grazioso a NOLO o Isola (comprato dai genitori), tutto bianco e minimale (ma non in stile scandinavo), dove non manca mai un giradischi e qualche quadro di amici fotografi underground.  In bagno spazzolini di bamboo e maschere fatte da lei con ingredienti naturali. Lui lavora in agenzia creativa, mette i dischi a serate hipster, è molto magro, indossa le Vans, non risponde mai al telefono e ha portato per tanto tempo i capelli lunghi, prima di fare uno slancio ascetico e tagliarli a zero. La sera guardano film su MUBI, o leggono un libro, e si fanno una cannetta che concilia il sonno. Non amano spostarsi dal quartiere e se lo fanno usano la bicicletta. Non hanno intenzione di sposarsi (che orrido legame borghese) ma forse un figlio da indottrinare lo potrebbero anche fare.

Su Instagram Irene posta solo foto di cose brutte, ma sono foto ispirate, creative, artistiche, fatte con la sua super macchina fotografica o con il suo iphone dallo schermo sempre rotto. Sigarette abbandonate, panchine vuote, pezzi di corpo nudo, tutto senza filtri perché chissenefrega di avere un feed curato (gliene frega tantissimo e segretamente spia le fashion blogger).

Irene ascolta musica che conosce solo lei, di solito elettronica, ambient, oppure sonorità più techno e di origini industrali e post punk. Una volta era presa bene per l’indie ma adesso è troppo mainstream (da quando il MIAMI fa sold out non ci va più).

Irene è appassionata di cinema (ma solo film d’essai e rigorosamente in lingua originale), ha sempre un vernissage al quale andare (solo per postare foto di bottiglie vuote in un angolo), una festa di nicchia alla quale partecipare (di solito su un rooftop), un concerto di un artista sconosciuto ma pieno di talento al quale presenziare. La Domenica mostra in Triennale e poi aperitivo con gli amici artisti, di solito organizzato da musei o ville storiche, dove si fa raccontare il vino dal  sommelier per apprezzarlo di più.

Per cenare fuori sceglie ristorantini di cibo etnico, dove mangia raramente la carne, per casa invece compra miele e marmellata nella fattoria di campagna e vino direttamente dal produttore. Argomenti di conversazione durante le serate: femminismo, ecologismo e simili, perché è informata sull’attualità. Dopotutto legge Il post e ha l’abbonamento all’Internazionale (ma non ha ancora spacchettato il numero di Dicembre 2019), una volta ha addirittura scritto per The vision.

In vacanza va a Berlino (sempre con la borsa di tela e la borraccia), in spiagge sconosciute in Croazia o Corsica, ama le vacanze glam zaino in spalla (un Northface nero pieno di vestiti neri) in posti ricercati e non di moda, oppure presenzia a piccoli festival indipendenti, o va in Bosnia in treno. La famiglia ha casa in posti poco mainstream, il Lago Maggiore per l’estate e ponte di Legno per l’inverno.

Le canzoni di riferimento per capire Irene: Radical chic de Il Pagante, e Camilla di Galeffi

 

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15 Commenti

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  1. Isabella

    24/09/2020 alle 3:41 AM

    Sono appena laureata in architettura, vesto sempre monotono, Henne da anni e caschetto che taglio rigorosamente da sola.
    Uso le borsine di tela dei musei dove vado e ci compro sempre una matita per la mia Moleskin. Indosso Vans, birkenstock. Il mio ex ragazzo portava capelli lunghi un tempo e poi si è rasato a zero.
    È tutto vero. Giulia. Puoi prevedere anche il futuro?

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  2. IRENE

    03/09/2020 alle 4:25 PM

    Ciao mi chiamo irene, i miei sono dei professionisti affermati, al liceo leggevo romanzi russi ed ero la prima della classe ma alle verifiche arrivavo in after perché, tutti i venerdì, scappavo dalla finestra di camera mia per andare in discoteca.
    Ho frequentato giurisprudenza in statale a milano perché sì, l’istruzione, per la mia famiglia, deve essere pubblica, nessun favoritismo da scuola privata. Ora lavoro come stagista in uno studio notarile e la mia day bag è una Birkin, ovviamente non acquistata con il mio stipendio da stagista.
    Il mio fidanzata lavora nella moda e fa il dj, veste solo di nero ed è nero.
    Abitiamo in un piccolo loft ma niente stile minimale e spazzolini ecologici, mobili di design e oral B elettrico. Abbiamo un mutuo!
    La vacanza è luglio Saint tropez o mykonos in piedi sui tavoli, ma poi finiamo i soldi e facciamo il ferragosto in un b&b in Croazia a 50€ a notte.
    P.s. giulia ti amo però se ci dici sempre di comprare cose colorate di buona qualità e noi ti seguiamo alla lettera poi non ti arrabbiare se tornate dalle vacanze dobbiamo fare 15 lavatrici, il bucato con il poliestere nero era molto più facile!

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  3. Anna

    14/08/2020 alle 10:23 AM

    Oh god it’s me (gif di Dawson Leery che piagnucola)

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  4. G

    09/08/2020 alle 2:50 PM

    Aiuto questa forse sono io

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  5. Mary

    20/07/2020 alle 10:18 PM

    Ok sono un’ Irene e allora? pero’ sono piu’ radical. NON HO UN BLOG. e ho 2 gatti.

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  6. Federica

    18/07/2020 alle 12:26 PM

    Ma soprattutto è una gattara!

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  7. Irene

    18/07/2020 alle 12:15 AM

    Ciao, mi chiamo Irene, non sapevo esistesse addirittura un archetipo sul mio nome. Piuttosto azzeccato direi.

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  8. Sara

    17/07/2020 alle 7:27 PM

    Vogliamo Greta la Punkabbestia!

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  9. Valentina

    17/07/2020 alle 9:54 AM

    Praticamente come la maggior parte delle Londinesi hipster …

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  10. Enrica

    17/07/2020 alle 9:37 AM

    NOIOSE LE IRENE!!!!

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  11. Isabella

    17/07/2020 alle 2:10 AM

    Se sei Irene ma hai meno soldi invece che all’East Market vai ai mercati dell’usato di quartiere “dove se cerchi trovi delle vere e proprie chicche”, vivi ai confini di NoLo (South of Sesto ha potenziale, dategli tempo) e ti risenti se non ti accettano sul gruppo Facebook per organizzare colazioni di quartieri all’insegna delle torte alla carota homemade. Vai a bere al Ghe Pensi Mi e attacchi gli sticker della band dei tuoi amici in bagno, studi storia o filosofia in Statale e parli sempre di quanto sia ridicolo spendere 10 euro per un drink se il market dietro l’angolo vende la Beck’s a 1,50. In casa hai tantissimi libri la maggioranza dei quali presi ai mercatini dell’usato di cui sopra, che trovi abbiano proprio l’odore giusto, quello delle cantine polverose. Saluti da un’Irene che non ce l’ha fatta.
    Ps: articolo meraviglioso, viva gli stereotipi e l’ironia, cazzo!

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    • Mary

      20/07/2020 alle 10:22 PM

      Ma la Irene non ce la deve fare per forza. Ha del potenziale. punto. E tu ne hai se ti piace l’odore dei libri usati. Per dirla alla Baustelle “gli spietati salgono sui treni e non ritornano mai più. Non sono come noi, falliti antichi eroi”

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      • Anna

        14/08/2020 alle 10:22 AM

        Questa citazione dei Baustelle è totally Irene 😀

        Rispondi

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