Fashionopolis: the price of fast fashion

di Dana Thomas

Oggi, una persona su sei nel mondo lavora nella moda, e si producono 100 miliardi di abiti all’anno. Eppure il 98% di queste persone non guadagna abbastanza per vivere, e 2.1 miliardi di abiti vengono buttati via ogni anno. Cosa dovremmo fare? Questo documentario best seller e super esaustivo ce lo spiega. Dana Thomas viaggia in tutto il mondo e intervista tantissime persone spiegandoci come cambiare le cose.

Overdressed: The Shockingly High Cost of Cheap Fashion

di Elizabeth L. Cline 

Come immaginerete dal titolo, Elizabeth L. Cline si propone di scoprire la vera natura dei colossi della moda a buon mercato, tracciando l’ascesa dell’abbigliamento economico, la morte dei rivenditori al dettaglio indipendenti e le radici della nostra ossessione per lo shopping a buon mercato

Made in Italy? Il lato oscuro della moda

di Giuseppe Iorio

“Questo libro è il coraggioso report di un’esperienza lavorativa trentennale nel mondo della moda e dell’industria tessile. C’è la storia di Irina, che seleziona a mano le piume per le giacche; quella di Daria, costretta a prostituirsi per mangiare. I “buoni”, le piccole lealtà dei laboratori rimasti in Italia, veri rappresentanti del “made in Italv”, e i “cattivi”, fra cui molti big della moda che con la complicità di imprenditori senza scrupoli – italiani e stranieri – delocalizzano selvaggiamente distruggendo vite e l’economia del nostro Paese e di quelli in cui realizzano, a costi da fame, le loro produzioni. Nessuno, dopo aver letto questo saggio, potrà guardare le grandi firme con gli stessi occhi”

La rivoluzione comincia dal tuo armadio

di Marina Spadafora, Luisa Ciuni 

“Come ci vestiamo? Quali abiti compriamo? Quali marchi preferiamo? Non è mai una scelta neutrale. E può fare la differenza. Quello della moda etica è un fenomeno cresciuto lentamente, anche se oggi la consapevolezza di quanto l’industria tessile inquini l’ambiente e sfrutti la manodopera più povera è sempre più diffusa. Domande quali «chi cuce i miei vestiti?» o «dove finiscono le acque delle lavanderie?» oppure «di che cosa è fatta la maglietta che indosso?» esigono risposte sempre più rigorose e concrete”

Deluxe: How Luxury Lost its Lustre  (c’è anche la versione italiana)

di Dana Thomas 

“Dall’importanza dei marchi di moda, alle star del red carpet e alle borse must-have stagionali, Dana Thomas mostra quanto le illustri case di moda si siano spostate dalle loro radici. Dalle terrificanti incursioni nelle fabbriche cinesi ai laboratori parigini alla verità dietro i falsi, Deluxe si addentra nel mondo della moda e si chiede: dove può andare il vero lusso adesso?”

Slave to Fashion

di Sofia Munney

“Oggi ci sono oltre 35 milioni di persone schiavizzate, il maggior numero di schiavi nella storia moderna. Ciò è alimentato dalla domanda globale di manodopera a basso costo, che è quello che fa funzionare l’industria del fast fashion. L’esperta di commercio equo e solidale e moda sostenibile Sofia Munney attinge alla sua vasta conoscenza ed esperienza personale per richiamare l’attenzione sul disagio umano che va di pari passo con la produzione dei nostri vestiti e mette in evidenza ciò che i governi, i leader aziendali e i consumatori possono fare per cambiare le cose e contiene un pratico kit di strumenti che tutti i consumatori possono utilizzare per chiedere il cambiamento alle aziende che producono i nostri vestiti”

To die for: is fashion wearing out the world?

di Lucy Siegle

“Un reportage sull’industria della moda scritto dall’editorialista della rubrica “Ethical Living” dell’Observer, che esamina l’impatto disumano e devastante sull’ambiente che la produzione di vestiti che compriamo e indossiamo provoca. Lucy Siegle crede che sia davvero possibile essere una fashionista etica, semplicemente essendo consapevole di come e dove (e da chi) viene prodotto l’abbigliamento. La crisi bancaria globale ha messo il consumatore a un bivio: quando i soldi sono pochi dovremmo abbracciare il fast fashion a buon mercato per rimpinguare un guardaroba già gonfio, o dovremmo rifiutarlo e sostenere un ritorno alla moda reale?”

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