COME CAVOLO VI PARE PERCHÉ COME VI VESTITE NON C’ENTRA NIENTE CON COME LAVORATE

 

 

Ieri ho pubblicato alcune stories sul mio canale Instagram, dicendo che sono rimasta colpita dal fatto che molte ragazze alle quali sistemo l’armadio mi dicono che preferiscono non scartare certi abiti larghi e informi perché li usano in ufficio, mentre riservano al tempo libero camicette colorate, pantaloni fascianti e tacchi.

I motivi principali -ho scoperto con il tempo e facendo domande- sono tre

1:per evitare commenti sgradevoli da colleghi e capi di sesso maschile
2:per evitare commenti sgradevoli da colleghi e capi donne
3:per essere prese sul serio.

Parlandone su Instagram ho capito che il problema è molto ma molto più grosso di quello che pensavo. Ho ricevuto più di 300 messaggi tutti sullo stesso tema, e cioè: non mi posso mettere quello che mi pare in ufficio perché ci saranno delle ripercussioni, che siano commenti acidi, commenti sessisti, rimproveri.

Ora lasciamo da parte studi legali, di consulenza e uffici in cui è imposto un dress code molto formale: lì si tratta di vestirsi tendenzialmente coperti (no spalle nude, no sandali, no gonne corte) e con colori scuri. Possiamo non essere d’accordo ma sono codici aziendali da rispettare. Quello che mi ha sconvolta è stato sentire testimonianze orribili da persone che lavorano in ambienti di lavoro più rilassati, dove magari non vieni mandata a casa se indossi una maglietta che lascia le spalle scoperte (true story) e dove puoi osare un pochino di più con i colori (nel senso di: puoi indossare il rosa oltre al nero e al blu, non sto parlando di paillettes e colori fluo).

Le ragazze ma anche le donne che mi hanno scritto sono costantemente bombardate di commenti a sfondo sessuale, oppure rimostranze acide da parte di superiori e colleghi. Che sia perché sono vestite in modo troppo estroso (“wow oggi facciamo la sfilata?”) oppure perché troppo scuro (“è morto qualcuno?”), o perché magari con una gonna leggermente corta (“questa andava bene per strada”), oppure troppo lunga (“non sapevo fossi lesbica”), o una maglia un pelo più scollata del solito (“con questo spettacolo mi distraggo”), o addirittura perché indossano normalissimi pantaloni fascianti (molte mi hanno parlato di sguardi insistenti quando indossano qualcosa che non sia largo).

Ho letto messaggi che mi hanno lasciata non solo esterrefatta ma disgustata, quasi in lacrime. Persone che hanno ricevuto vere e proprie molestie e che ad anni di distanza giustamente ancora ricordano i commenti cattivi, le insinuazioni a sfondo sessuale e anche quelle cose che vengono dette in tono scherzoso ma che non fanno ridere proprio nessuno, tranne forse chi le pronuncia.

É anche stato molto triste constatare come tante volte le parole cattive vengano indirizzate alle donne da altre donne, commenti che spaziano dal rossetto alle scarpe, dal colore delle unghie al taglio degli abiti. Che siano ragazze molto alla moda (giudicate perché frivole), oppure per niente interessate alla moda (giudicate perché sciatte) o ragazze felici di indossare colori (troppo vistose) o di scoprire due centimetri di pelle (subito additate come quelle che vogliono ottenere qualcosa dai superiori uomini). Sono tutte brave a indossare magliette con slogan femministi ma poi a quanto pare sul lavoro denigrare le altre donne è considerato accettabile e anche divertente, in certi uffici.

La cosa allarmante (una delle) è che molte di queste ragazze non si sentono arrabbiate bensì mortificate, giustamente disgustate, e non potendo a volte rivolgersi ad hr competenti o non avendo capi intelligenti che possano prendere le loro difese (spesso perché i capi stessi sono gli aguzzini), sono semplicemente rimaste in silenzio, o addirittura si sono dimesse (tantissime di quelle che mi hanno scritto hanno cambiato luogo di lavoro in seguito a molestie verbali e non).

Vi scrivo questo post perché voglio esternare il mio disgusto, farvi sapere che se per caso vi fosse capitato qualcosa del genere non siete sole ma tristemente parte di una grandissima fetta della popolazione femminile (o perlomeno di una parte dei 96.000 che mi seguono) e di uomini omosessuali (non ho ricevuto nemmeno un messaggio da uomini eterosessuali ma devo dire che nel mio pubblico rappresentano il 6%), altrettanto mobbizzati e molestati verbalmente.

Al contrario di questo “trend” italiano, molte ragazze che lavorano all’estero mi hanno detto che comportamenti del genere in altri stati, perlomeno per la loro esperienza, non sono accettati, che c’è una grande tutela del dipendente e che sì, esistono dress code in certi ambienti, ma dove non sono specificati vige la massima libertà e nessuno si azzarderebbe mai a commentare i look di qualcun altro. Sapete bene cosa è successo recentemente con il movimento Me too e a quanta attenzione è stata posta sul luogo di lavoro in USA per evitare sexual harassment in tutti i modi.

A quanto pare in Italia la situazione è tristemente diversa e la maggior parte dei messaggi che ho ricevuto terminava con “purtroppo sono rassegnata a questa situazione, vado in ufficio vestita in modo da non farmi notare, con cose che non siano nemmeno vagamente vistose, o corte, o scollate o attillate”.

Capisco che a volte non si possa dire nulla, che non ci siano superiori che possono aiutare e che le risorse umane in certi casi siano peggio dei capi sessisti (addirittura spesso li proteggono). Però per quanto vi è possibile rivolgetevi alle persone che dentro una azienda dovrebbero tutelare i dipendenti: superiori, risorse umane, colleghi se necessario e se possono aiutarvi.

Cercate di arginare qualsiasi tipo di commento irrispettoso, rispondete fermamente ” questo commento non è opportuno” se qualcuno vi importuna, meglio se in presenza di altre persone. Se la loro risposta sarà il classico “ehhh ma scherzavo” non fatevi manipolare, ripetete che quella “battuta” non è comunque opportuna e non vi fa ridere.

Se una persona vi fa un commento che non vi piace fateglielo ripetere a voce alta davanti a tutti: “come, scusa? Non ho sentito bene”. Vediamo se avrà ancora voglia di farlo.

Se potete, se riuscite, non piegatevi ai commenti degli altri, a regole che nessuno ha scritto e non permettete a nessuno di sminuirvi con le parole, di farvi credere che valiate meno solo per i vestiti che scegliete di indossare, che di certo non hanno niente a che vedere con come svolgete il vostro lavoro.

Forse queste parole non hanno tanto senso e avete già perso la speranza da tanto tempo ma sappiate che non siete sole e che i lavori si perdono ma poi si ritrovano, che quello che state vivendo non deve necessariamente protrarsi nel tempo e che la nostra salute mentale, la nostra autostima e il nostro benessere è più importante di qualsiasi lavoro.

 

Se potesse esservi utile vi segnalo questo libretto : è davvero ben fatto e offre tanti spunti interessanti

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18 Commenti

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  1. Giuls

    07/08/2020 alle 6:32 PM

    Sicuramente mi sono sentita “giudicata” un po’ ovunque, ma devo dire mai come in Italia. Non sempre negativamente, ma mi sconvolge un po’ come (le donne soprattutto) quando entro in ufficio mi “scannerizzano” e mi chiedano “scarpe nuove?” o anche commenti positivi (ma anche negativi). Trovo che in Italia siano sempre tutti più attenti. Questo mi genera un po’ di complessi – ogni tanto mi piace vestirmi pensando, ogni tanto no, vorrei solo mettermi la prima cosa che trovo e non truccarmi, ma non mi sento libera di farlo non perché non mi ci vedo bene ma perché so che sarei giudicata.
    Lo so che la risposta che mi darei anche io è: Ma che te frega! Però insomma, non è sempre facile!

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  2. Elena

    15/06/2020 alle 3:07 PM

    Ciao Giulia! grazie per aver parlato di questo tema! Primo stage, capito in un ufficio di sole donne, ipercompetitive. La più “senior”, mi prende male dal primo giorno e inizia a tormentarmi! Ogni mattina, quando entravo dicendo “buongiorno” mi squadrava dall’alto al basso senza MAI rispondere, e facendo sempre un commento acido ad alta voce, tipo “mm,carine quelle scarpe” con la faccia schifata 🙁
    Ci soffrivo tantissimo, non ho mai avuto la forza di risponderle! Anche in mensa mi tormentava su tutto quello mangiavo .. sempre troppo “attenta che poi metti su kg di troppo” o troppo poco perchè “hai paura di ingrassare?!!”..una volta ha iniziato a dire davanti a un gruppo di colleghi in pausa che era meglio stessi al sole, in quanto essendo “troppo magra” (sono una ragazza normalissima) sicuramente stavo sentendo freddo e che avrei dovuto coprirmi di più! Tutti a ridere! Mi sentivo sempre giudicata! Che incubo!
    Finito lo stage sono scappata a gambe levate, che liberazione! Bè, questa mi chiede l’amicizia su Fb e inizia a scrivermi messaggi strappalacrime dicendo che, avendo visto le mie foto, le dispiaceva non avermi conosciuta per quella che fossi realmente e le sarebbe piaciuto che rimanessimo in contatto…..

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  3. Nicole

    05/06/2020 alle 12:55 PM

    Io credo di essere sempre andata in ufficio vestita in maniera carina ma adatta alla mia età e ad un ambiente di lavoro: non siamo al parco o in spiaggia, ovviamente.
    Mi hanno fatto commenti? Certo. Di tutti i tipi: complimenti carini che mi hanno fatto piacere, altri acidi, fastidiosi e/o offensivi. Onestamente non mi interessano (quelli carini sì!), sorriso di sufficienza. Non sono degni di una risposta né di un pensiero. Se una persona è così maleducata o stupida è un problema suo. Va detto che, se mi danneggiasse sul lavoro, sarebbe diverso. Va detto anche che capisco che queste cose possano provocare rabbia, sofferenza e disagio, e mi spiace molto, mi fa arrabbiare. Io però penso: se il dato commento fuori luogo è tutto quello che una persona ha da dire, la sua pochezza vale quanto le sue parole: il nulla assoluto. Chissene, fatti una vita.

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    • rockandfiocc

      05/06/2020 alle 1:55 PM

      giustissimo! sono d’accordo al 100%, ad un certo punto se si ha a che fare con persone stupide meglio farsi scivolare addosso le sciocchezze

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  4. Giulia

    04/06/2020 alle 10:06 PM

    Le mie colleghe mi dissero che sembravo una nonnina perché avevo indossato una sciarpa a mo di scialle per coprirmi un momento…le ho affrontate e ho risolto la diatriba….ma non sai come questo commento mi pesi ancora….grazie Giulia!!

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    • rockandfiocc

      05/06/2020 alle 11:07 AM

      ma non devi farti toccare da certe stupide, non ti curar di loro!!

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  5. Marta

    04/06/2020 alle 8:37 PM

    Bellissimo post, di queste cose bisogna parlarne, sempre e sempre più spesso. L’Italia in questo senso é indietrissimo. Io sono ingegnere, ora lavoro all’estero, ma da neolaureata ho fatto stage in qualche azienda del nord italia e avrei infiniti aneddoti da raccontare. Per commenti che ho ricevuto in Italia passati come battutina all’estero ti becchi una denuncia. Però voglio dare anche un messaggio di speranza. Mi é capitato spesso di aver risposto più o meno quel che Giulia ha suggerito (é inopportuno, non fa ridere). Se si riesce ad essere molto ferme poi l’interlocutore rimane spiazzato, e si rende conto subito che con te non attacca e la smette. Magari dice “stavo scherzando” ma sarà l’ultima volta, poi non lo fa più.

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    • rockandfiocc

      05/06/2020 alle 11:07 AM

      meno male, sono contenta di sentire che “funziona”

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  6. Elena

    04/06/2020 alle 5:39 PM

    Io ad esempio lavoro all’estero e sono l’unica donna (e l’unica italiana) in un ufficio che potremmo tranquillamente definire importante. Pochi giorni dopo aver iniziato il mio contratto mi sono messa una minigonna. Al commento del capo “ma sei sicura di volerti vestire così?” ho subito cambiato atteggiamento e modo di vestire. Pochi giorni dopo un collega mi ha detto “che dovrei sorridere di più”.

    Niente HR, niente supporto da nessuna parte.

    Non mi sono licenziata perché fortunatamente il mio contratto non è a tempo indeterminato e perché non lascerò che un branco di scemi mi deprivi di un lavoro di cui nonostante tutto sono appassionata. Comunque sia da allora sto contando i giorni che mancano alla fine di questa esperienza.

    Grazie per parlare di queste cose. Davvero.

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  7. Chiara

    04/06/2020 alle 4:54 PM

    Leggo sempre, commento mai.
    Ma oggi necesse est: grazie.

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  8. Stephanie

    04/06/2020 alle 3:57 PM

    Questo post è prezioso, grazie per averne parlato♥️

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  9. Silvia

    04/06/2020 alle 3:06 PM

    Io giornalista, in redazione totalmente under 35 e con colleghi maschi di grande classe che non si sono mai, mai azzardati a fare un commento sul look delle colleghe giovani e carine. Gli antipatici arrivano da fuori: stagisti, tirocinanti, gente in visita che ti tratta come una bambina di 2 anni e ti guarda le gambe spudoratamente.

    All’inizio abbiamo reagito cercando di vestirci un po’ più “serie” per evitare i commenti e la conseguente frustrazione che provocavano in noi. Poi, di comune accordo, abbiamo deciso che noi non saremmo state meno noi stesse per colpa degli imbecilli ed abbiamo dato il via libera a leopardati, minigonne, camicette sexy, capelli colorati. Ovviamente i commenti sono tornati, ma abbiamo imparato a rispondergli male quando capita.

    Va però detto che noi lo possiamo fare, perché i capi sono intelligenti e sappiamo di non giocarci il posto se urliamo in faccia a Mister “ehi, dài tesoro, potresti essere mia figlia!” che deve abbassare la cresta.

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  10. Dani

    04/06/2020 alle 3:05 PM

    Ciao Giulia, volevo dirti che adoro l’esempio che hai fatto ieri quando hai ribattuto a quei trogloditi subumani che oltre a fare commenti di infimo livello aggiungono anche “eh ma dai non prenderla sul personale”.

    “Come se io andassi da uno e gli dicessi: “uhmm stringono sul pacco questi pantaloni, è voluto?”, e “ma questi capelli? Male, li stiamo perdendo?”.

    Ragazze, prendete nota e spunto, e non subite mai, per quanto possibile.
    Poi io sono della scuola di pensiero “Colpirne uno per educarne cento” quindi ogni misura presa – nei limiti della legalità – contro situazioni da quarto mondo è benedetta.

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